PNRR – Programma di gestione rifiuti in sei anni

Disco verde dal Mite. In campo anche droni e telerilevamento

PNRR

Sono stati firmati dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani i decreti per l’adozione della Strategia nazionale per l’economia circolare e per l’approvazione del Programma nazionale per la gestione dei rifiuti. Il passaggio, in linea con gli indirizzi delle riforme 1.1 e 1.2 del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ha consentito al Mite di centrare nei tempi previsti due degli 11 traguardi fissati per il mese giugno. Il Mite ha spiegato in una nota che il Programma nazionale di gestione dei rifiuti è uno dei pilastri strategici della Strategia nazionale per l’economia circolare, “trattandosi di uno strumento di indirizzo per le Regioni e le Province autonome nella pianificazione e gestione dei rifiuti, preordinato a orientare le politiche pubbliche e incentivare le iniziative private per lo sviluppo di un’economia sostenibile e circolare”. Il Programma nazionale di gestione dei rifiuti ha valenza per gli anni dal 2022 al 2028. Esso viene dunque aggiornato almeno ogni sei anni, fatta salva la possibilità di anticiparne la revisione a seguito di modifiche normative, organizzative e tecnologiche intervenute nello scenario nazionale e sovranazionale.

La missione
Nel Programma il Ministero spiega come la missione sull’economia circolare abbia come obiettivo il miglioramento del sistema di gestione dei rifiuti, con investimenti per l’ammodernamento e lo sviluppo di impianti di trattamento volti al recupero di materia, da localizzare prevalentemente al Centro-Sud (destinatario del 60% delle risorse stanziate). Attualmente, infatti, il 70% degli impianti sono concentrati nel Nord Italia. In questo modo sarà possibile adempiere pienamente agli obiettivi comunitari sul riciclaggio per il 2030, recepiti a settembre 2020 dall’Italia con il “Pacchetto Economia Circolare”. Il Piano prevede inoltre, tra l’altro, il potenziamento della raccolta differenziata e del riciclaggio dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), il potenziamento del riciclaggio della plastica mediante riciclo meccanico e chimico in appositi Plastic Hubs, e il recupero nel settore tessile, per il quale è stato fissato un obiettivo nazionale di raccolta al 2022, tramite Textile Hubs.

Il caso del tessile
A proposito del settore tessile, a seguito della revisione della Direttiva Quadro sui Rifiuti, il 1° gennaio 2025 entrerà in vigore l'obbligo per gli Stati membri di raccogliere separatamente i tessili. Il Ministero sottolinea a tal proposito che oltre il 70% dei Comuni italiani ha attivato sistemi di raccolta della frazione tessile; tuttavia, non è possibile trarre conclusioni su quanto sia elevato il relativo tasso di intercettazione che comunque appare molto diversificato sul territorio nazionale. La principale barriera al riciclaggio di alta qualità dei tessuti è imputabile al mix diversificato di materiali, rivestimenti, coloranti e oggetti non tessili con cui sono prodotti. “Occorre dunque”, si legge nel Programma, “da una parte incrementare il tasso di raccolta ma contemporaneamente agire sulla qualità della raccolta attraverso una maggiore diffusione sul territorio dei punti di conferimento e una organizzazione che controlli il conferimento selezionato dei flussi valorizzabili (ad esempio raccolta dedicata dei tessili separata dagli accessori, dalle calzature e dal pellame). All’interno della pianificazione occorre quindi Implementare i sistemi di raccolta differenziata dei rifiuti tessili anche attraverso raccolte di tipo selettivo e realizzare centri di preparazione per il riutilizzo dei rifiuti tessili, nonché sperimentare modalità di raccolta differenziata più efficiente e incentivare lo sviluppo di tecnologie per il riciclo”.

In campo anche i droni
La gestione complessiva dei rifiuti, eterogenea sul territorio, viene sostenuta da una serie di riforme, tra cui l’aggiornamento della Strategia nazionale per l’economia circolare e - appunto - il Programma nazionale di gestione rifiuti che punta a rafforzare e supportare la pianificazione regionale. Il Piano prevede, tra l’altro, un’attività avanzata di monitoraggio (anche tramite droni e telerilevamento) degli smaltimenti illegali, spesso fonti di contaminazioni pericolose, come parte di un più ampio sistema di monitoraggio integrato del territorio. Tali progetti, evidenzia il dicastero, andranno estesi e consolidati oltre l’orizzonte del 2026, con tappe sempre più stringenti che prevedono, idealmente, tra gli altri, il dimezzamento dei rifiuti di plastica in mare e la riduzione del 30% entro il 2030 delle microplastiche rilasciate nell’ambiente.

Le principali sfide
Soffermandosi sulle proposte di progetto italiane sull'economia circolare inserite nel PNRR, il Programma sottolinea come esse mirino a colmare le lacune strutturali che ostacolano lo sviluppo.
In proposito, le principali sfide sono state individuate in:

  • carenze degli impianti, per il trattamento e la valorizzazione della frazione organica dei rifiuti e di altri flussi rilevanti di rifiuti (fanghi di trattamento delle acque reflue, plastica, rifiuti apparecchiature elettriche ed elettroniche, rifiuti di carta e cartone, rifiuti tessili);
  • divario regionale tra Centro-Nord e Sud con molte procedure di infrazione per violazione ambientale della normativa UE sui rifiuti;
  • necessità di ammodernare gli impianti di trattamento esistenti;
  • inadeguatezza dei sistemi di raccolta differenziata, in relazione alle nuove sfide per raggiungere gli obiettivi di riciclo anche attraverso la digitalizzazione e l'innovazione tecnologica;
  • necessità di evitare un'eccessiva frammentazione dei servizi pubblici locali e sostenere le amministrazioni locali (Regioni, Comuni) con una governance a livello centrale che consenta di rafforzare le politiche locali nell'attuazione delle infrastrutture per la creazione di filiere circolari.

La Posta del Sindaco


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Scritto il 04/07/2022 , da La Posta del Sindaco

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